Set 18, 2009 nbaggio

Fare nuova impresa nei periodi di crisi

Fare nuova impresa nei periodi di crisi. Tema arduo ma proviamo a svilupparlo. In tutti questi anni ho scritto centinaia di business plan, qualcosa avrò imparato? Chissà.
Ricevo continuamente telefonate di aspiranti imprenditori che mi chiedono consigli sulla loro idea imprenditoriale. Vediamo se riesco ad offrire a questi nuovi e coraggiosi neoimprenditori spunti per una autovalutazione dei progetti.
Prima di tutto, nelle richeste che ho ricevuto, si nota una forte tendenza a sottovalutare l’ambiente esterno in cui le neonate imprese si troveranno ad operare. I prossimi cinque anni non saranno facili e risentiranno pesantamente degli strascichi della grande crisi. Non si può continuare a coltivare una idea imprenditoriale così come è stata partorita prima del grande flop dell’economia mondiale. Occorre apportare aggiustamenti se non, addirittura, cambiare campo di azione ovvero prodotto e tipo di mercato.
Quali sono i prodotti, beni o servizi che “vanno” in periodo di crisi? Sicuramente conviene preferire quei beni e servizi che si vendono alle persone piuttosto che alle imprese. Durante i periodi di crisi le imprese riducono drasticamente le spese mentre le persone diventano protagoniste assolute. Certo, lo sono sempre, ma quando c’è incertezza, sfiducia e le risorse economiche scarseggiano i fattori umani e psicologici diventano ancor più decisivi. Nel comportamento di acquisto dominano scelte che riguardano la cura della persona e, in particolare, tutti quei bisogni che appartengono alla sfera dell’autorealizzazione e, in qualche modo, leniscono l’incertezza, ci aiutano a scacciare le ombre del mondo esterno, influendo positivamente sul nostra psiche. Non c’è crisi che ci possa indurre a rinunciare all’acquisto di un bene o di un servizio necessario per la nostra più piena autorealizzazione. Provate ad osservare i prodotti che si continuano a vendere bene anche in questo periodo… Ottimo sistema per valutare se il nostro bene o servizio può sfondare o… sprofondare.
Un’altra importante considerazione riguarda il tipo di consumatori da mettere nel nostro mirino. Meglio puntare su lavoratori dipendenti e, se possibile, con posto fisso. Esempio: gli impiegati della pubblica amministrazione. Non citiamo le persone facoltose perché queste ovviamente sono sempre presenti tra i nostri potenziali clienti anche nei periodi più neri di crisi.
Giunti a questo punto del mio post chissà quanti aspiranti imprenditori avranno tratto “tristi” conclusioni sul proprio progetto d’impresa.
Mai scoraggiarsi! Anche quei prodotti che sono destinati alle imprese oppure a persone con profilo diverso da quello qui descritto possono essere venduti “aggiustando” il tiro e facendo leva sullo stesso fattore psicologico dell’autorealizzazione.
Le mie sono considerazioni generali ma visto che per “fare affari” occorre avere una massa critica di consumatori meglio rispondere per bene alla domanda: qual è il nostro target? Con la risposta a questa domanda possiamo cominciare a lavorare al piano di marketing.
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Nota dell’autore
Questo è un articolo che ho scritto nel 2009 ma sembra scritto in questi giorni…

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nbaggio

L'autore di questo articolo è Nicola Scarabaggio alias nbaggio, si occupa di marketing digitale fin dai primordi dell'internet. Ha i capelli bianchi e un po' di esperienza ma essendo troppo concentrato sul fare non vuole insegnar nulla a nessuno.

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