Gen 15, 2010 nbaggio

Aumenta il divario tra Nord e Sud

L’immagine dell’Italia che emerge dal Quaderno strutturale territoriale (*) è ancora quella di un Paese caratterizzato da significativi divari tra le aree territoriali sia in termini strettamente economici sia per quel che riguarda la dotazione e l’efficienza dei servizi infrastrutturali e di pubblica utilità.
In un contesto di forte deterioramento dell’economia internazionale il sistema produttivo italiano ha continuato a registrare performance inferiori alla media europea, non riuscendo, in particolare, a elevare il basso livello di competitività che da tempo lo contraddistingue.
Sul piano territoriale nel Centro-Nord si è assistito nel 2008 a una flessione del Pil, dopo un quadriennio di moderata crescita, accompagnata da una decelerazione della dinamica delle esportazioni e dell’occupazione.
Ma, anche confrontata con tali andamenti, le regioni meridionali nel loro insieme non sono riuscite a ridurre il divario con le zone più sviluppate del paese.
La quota di Pil nazionale del Mezzogiorno nel 2008 è inferiore al 24 per cento (rispetto a un’incidenza della popolazione pari al 35 per cento del totale nazionale), scontando dal 2002 in poi una prolungata fase di minore sviluppo rispetto al Centro-Nord. In termini di Pil procapite il divario fra le due ripartizioni territoriali ha registrato invece una lieve riduzione, per effetto soprattutto del maggiore incremento demografico, in particolare di immigrati stranieri, che ha interessato l’area centrosettentrionale.
Nel corso degli anni duemila le caratteristiche essenziali della struttura produttiva non sono sostanzialmente cambiate. Nel Mezzogiorno essa continua a essere contraddistinta da un peso meno rilevante dell’industria manifatturiera, il cui valore aggiunto è pari a circa il 20 per cento del Pil della ripartizione rispetto a quasi il 30 per cento nel Centro-Nord, da una densità imprenditoriale meno elevata e da una dimensione media delle unità locali delle imprese molto ridotta (2,9 addetti), in linea, peraltro, con la nettissima prevalenza sul territorio, non solo meridionale, di piccole e piccolissime imprese.
La debolezza dell’apparato produttivo meridionale si riflette in una minore partecipazione al mercato del lavoro e in un livello del tasso di occupazione, specificatamente per la componente femminile, tuttora molto basso.
Tendenze relativamente più favorevoli per le regioni meridionali, almeno fino all’impatto con la marcata crisi dei mercati internazionali, si sono riscontrate per le esportazioni. Sebbene il loro valore rappresenti tuttora una quota molto ridotta, intorno all’11 per cento, sia dell’export nazionale sia del Pil meridionale, le vendite all’estero dell’area si sono avvantaggiate di una maggiore apertura nei confronti dei mercati emergenti.
La minore competitività dell’area meridionale emerge anche dall’analisi dei principali indicatori di contesto sia sociale sia infrastrutturale, che, peraltro, segnalano spesso andamenti insoddisfacenti anche nel resto del paese.
Le situazioni di maggiori difficoltà al Sud si riscontrano nelle regioni dell’Obiettivo Convergenza (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia). Negative in particolare le performance riguardo alla percentuale di famiglie che si trovano al di sotto o vicino la soglia di povertà e quelle relative ai principali servizi di pubblica utilità nel settore ambiente ed energia, in particolare, nonostante i progressi compiuti, per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani e per la fruizione del servizio idrico.
Una condizione ampiamente deficitaria si evidenzia sull’intero territorio, ma con accentuazioni al Sud, relativamente agli indicatori attinenti all’istruzione, alla formazione e agli investimenti per la ricerca e l’innovazione, nonché alla percezione del rischio di criminalità, che mantiene percentuali ancora elevate e non molto dissimili nelle due grandi ripartizioni territoriali.

(*) Fonte: Quaderno Strutturale Territoriale (dicembre 2009) – Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica

nbaggio

L'autore di questo articolo è Nicola Scarabaggio alias nbaggio, si occupa di marketing digitale fin dai primordi dell'internet. Ha i capelli bianchi e un po' di esperienza ma essendo troppo concentrato sul fare non vuole insegnar nulla a nessuno.

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